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mercoledì 25 giugno 2014

LAVORO - VIENE RISARCITO IL LAVORATORE CHE A SEGUITO DI MANOVRE PESANTI RIPORTA PATOLOGIE ERNIALI

Cassazione Civile, Sez. Lav., 19 giugno 2014, n. 13954

Ha diritto al risarcimento del danno il lavoratore che a seguito di manovre pesanti risulti affetto da
ernia al disco

Fatto
1. T. premesso che M.P. assumendo di essere suo dipendente aveva chiesto che venisse riconosciuta
come dipendente da causa servizio la patologia che lo affliggeva, ovvero ernia del disco, e che il
Tribunale di Sassari aveva accolto la domanda, appellava la sentenza ritenendola ingiusta.
Osservava che era fatto pacifico che il M.P. fosse affetto da ernia discale, ma non erano
condivisibili le considerazioni del c.t.u.. che aveva affermato che la attività svolta dal 1979 al 1985
aveva sottoposto la colonna vertebrale del M.P. a intenso sforzo e frequenti sollecitazioni nel corso
di operazioni routinarie. come la manovra a mano dei deviatori e sollevamento del macaco e le
operazioni di carico e scarico e movimentazione colli, che potevano aver giocato un ruolo nel
determinismo delle lesioni delle strutture di contenzione del disco intervertebrale, con fuoriuscita
del contenuto sotto forma di ernia discale e, inoltre, che, pur considerando le difficoltà oggettive di
valutazione derivanti dalle diverse affermazioni delle parti, aveva ritenuto di riconoscere la
dipendenza da causa di servizio. Però tale ragionamento del c.t.u. era contraddittorio. La causa
servizio poteva essere riconosciuta solo laddove il servizio fosse la condizione indispensabile senza
hi quale l'evento non si sarebbe realizzato. Nel caso in oggetto non vi era prova di tale
riconducibilità, né poteva derivare dalla c.t.u., né dalle deposizioni rese dai testi escussi. Poneva in
evidenza la società appellante che il manovrare il macaco non sottopone l'operatore ad alcuno
sforzo fisico, mentre la circostanza che in alcune ipotesi il M.P. avesse effettuato operazioni di
carico e scarico, non conoscendosi quante volte ciò fosse accaduto, né il peso dei colli, poteva
essere di rilievo alcuno. La stessa modesta percentuale di invalidità confermava la insussistenza di
qualunque rapporto di causa ad effetto della attività lavorativa.
2. Si costituiva M.P. che sosteneva la piena condivisibilità della consulenza e del giudizio di
probabilità adeguata espresso dal c.t.u..
La corte d'appello di Cagliari con sentenza n. 27 del 5 febbraio 2007 ha rigettato l'appello della
società condannando l'appellante al pagamento delle spese del grado.
3. Avverso questa pronuncia ricorre per cassazione la società con un unico motivo.
Non ha svolto difesa la parte intimata.
La difesa della società ha depositato note in replica alle conclusioni del P.G..
Diritto
1. Il ricorso è articolato in un unico motivo con cui la società ricorrente denuncia la violazione falsa
applicazione degli artt. 2697 ss. c.c.e del d.p.r. n. 1124 del 1965 e del d.p.r. n. 834 del 1981; nonché
vizio di motivazione.
Secondo la società ricorrente la corte d’appello non ha fatto buon governo dei principi in tema di
nesso di causalità essendo pervenuta all'accogli mento della domanda attrice non già sulla base di
una prova evidente del nesso di causalità, ma in forza di una mera dichiarazione di possibilità di tale
relazione
2. Il ricorso è infondato.
La società ricorrente esprime un mero dissenso rispetto alle conclusioni alle quali è motivatamente
pervenuto il consulente d'ufficio nella sua relazione peritale; quest'ultimo, tenendo conto delle
mansioni svolte dal lavoratore, ha concluso riconoscendo la causa di servizio della patologia
accertata (ernia disile).
Questa Corte (ex plurimis Cass., sez. VI - lav.. 3 febbraio 2012. n. 1652), ha più volte affermato che
il vizio, denunciabile in sede di legittimità, della sentenza che abbia prestato adesione alle
conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni
correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell'omissione degli accertamenti
strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una
corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico
che si traduce in un'inammissibile critica del convincimento del giudice, e ciò anche con riguardo
alla data di decorrenza della richiesta prestazione.
Nella specie i giudici di merito concordemente a tribunale e corte d'appello - hanno ritenuto che la
domanda fosse da accogliere, da un lato sulle base delle risultanze istruttorie, dalle quali era emerso
che il M.P. per tre volte al giorno, dovesse manovrare una leva con un peso di circa dieci chili per
effettuare la manovra di deviazione a mano dei treni, nonché della c.t.u. secondo la quale vi era un
diretto nesso causale tra l'infermità denunciata e la attività di esecuzione a mano della manovra,
oltre le operazioni di movimentazione dei colli, sempre effettuate a mano.
E' vero - come deduce la società ricorrente - che il c.t.u. ha fatto riferimento ad una possibile
imputabilità dell’infermità all'attività lavorativa. Ma per il principio dell'equivalenza delle concause
dell'evento morbigeno è sufficiente la connessione, nel determinismo causale, con il servizio
espletato, affinché possa essere riconosciuta la causa servizio. Questa Corte (Cass., sez. lav.. 9
settembre 2005 n. 17959, rv. 583487) ha affermato - e qui ribadisce - che trova applicazione la
regola contenuta nell'art. 41 cod. pen., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal
principio dell'equivalenza delle condizioni, principio secondo il quale va riconosciuta l'efficienza
causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla
produzione dell'evento, salvo il temperamento previsto nello stesso art. 41 cod. pen.. in forza del
quale il nesso eziologico è interrotto dalla sopravvenienza di un fattore sufficiente da solo a
produrre l'evento, tale da far degradare le cause antecedenti a semplici occasioni.
3. Il ricorso va quindi rigettato.
Non occorre provvedere sulle spese processuali di questo giudizio di cassazione non avendo la parte
intimata svolto difesa alcuna.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso; nulla per le spese di questo giudizio di cassazione.

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