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mercoledì 12 marzo 2014

CONDOMINIO - INFILTRAZIONI . RISARCIMENTO - LEGITTIMAZIONE PASSIVA DELL'AMMINISTRATORE

Cassazione II civile n. 2859 del 7 febbraio 2014


SENTENZA sul ricorso 6397/2008 proposto da;
(OMISSIS) C.F. (OMISSIS) il quale elegge domicilio presso il suo studio in (OMISSIS), rappresentato e difeso da se stesso, unitamente all'avvocato (OMISSIS);
- ricorrente - contro COND VIA (OMISSIS), IN PERSONA DELL'AMM.RE P.T. P.I. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell'avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende;
- controricorrente - e contro (OMISSIS), (OMISSIS);
- intimati - avverso la sentenza n.4774/05 della CORTE DI APPELLO DI ROMA, dep. il 9/11/05, nonche' avverso la sentenza n. 199/2007 della CORTE D'APPELLO di ROMA, depositata il 17/01/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 12/12/2013 dal Consigliere Dott. EMILIO MIGLIUCCI;udito l'Avvocato (OMISSIS) difensore di se stesso, che interviene durante la relazione, la Corte lo ammette, e chiede l'accoglimento del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l'inammissibilita' o il rigetto del ricorso.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1.- Il tribunale di Roma, in parziale accoglimento della domanda proposta nei confronti del Condominio di Via (OMISSIS) da (OMISSIS) e (OMISSIS), condannava il convenuto al risarcimento dei danni liquidati nella misura di lire 43.121.220, oltre accessori e spese, derivanti dalle infiltrazioni provenienti dal lastrico solare del fabbricato nell'appartamento sito all'ultimo piano di cui gli attori erano comproprietari.
Dichiarava chiuso il procedimento promosso ex articolo 669 duodecies c.p.c., di attuazione del provvedimento emesso ai sensi dell'articolo 700 c.p.c., con il quale era stata ordinata l'esecuzione delle opere urgenti necessarie ad eliminare tali infiltrazioni, dando atto dell'avvenuto rimborso da parte del convenuto del costo dei lavori eseguiti dagli attori.
Avverso tale decisione proponeva appello il Condominio, mentre gli attori proponevano : appello incidentale con comparsa di costituzione depositata il 23 aprile 2002, successivamente alla udienza di comparizione del 21 settembre 2001, che peraltro era stata differita ex articolo 168 bis c.p.c., u.c., al 13 giugno 2002, nonche' autonomo atto di appello prospettando doglianze analoghe alle precedenti.
Con sentenza non definitiva del 29 settembre 2005 la Corte di appello di Roma dichiarava inammissibili gli appelli incidentali proposti da (OMISSIS) e (OMISSIS) sul rilievo che tali impugnazioni erano state proposte il 23 aprile 2002 oltre il termine di venti giorni prima della udienza di comparizione del 21 settembre 2001.
Disatteso il motivo con il quale il Condominio aveva reiterato l'eccezione di litispendenza, i Giudici disponevano, con riferimento al secondo motivo di gravame con il quale l'appellante aveva dedotto la estinzione del credito in forza di successivi pagamenti, la rimessione della causa sul ruolo allo scopo di verificare i presupposti per la sospensione o per la eventuale riunione del presente giudizio in relazione ad altro giudizio pendente in grado di appello (n. 8484/04) relativo alla sentenza n. 21271/04 del tribunale di Roma emessa nei confronti del Condominio avente a oggetto il risarcimento dei danni per la medesima causale instaurato dagli attori nonche' dal padre (OMISSIS), nel quale venne conclusa nel maggio 1996transazione fra il Condominio e (OMISSIS).
Con sentenza definitiva del 22 novembre 2006 la Corte di appello di Roma, in parziale riforma della sentenza di primo grado, dichiarava cessata la materia del contendere fra il Condominio e (OMISSIS); condannava il Condominio al pagamento in favore di (OMISSIS) della complessiva somma di euro 8.680,57,oltre interessi.
Per quel che riguardava la posizione di (OMISSIS), era risultata l'avvenuta transazione conclusa il 30-6-12005 dagli eredi della predetta e dal padre (OMISSIS) nel giudizio di appello n. 8484/2004, poi interrotto per la morte della predetta, avverso la sentenza del tribunale di Roma ( proc. n.
12304/1992): poiche' tale transazione aveva riguardato la quota di pertinenza di (OMISSIS), in relazione a questa nel presente giudizio era venuta meno la materia del contendere. Dopo avere precisato che la comproprieta' del bene non comportava la solidarieta' attiva dei comunisti relativamente al diritto al risarcimento dei danni a esso inerenti, era disattesa l'eccezione formulata da (OMISSIS), il quale aveva sostenuto di avere diritto all'integrale risarcimento dei danni osservando che la transazione intercorsa con (OMISSIS) non poteva valere nei suoi confronti.
Tenendo conto e detraendo la somma di lire 15.000.000 erogata a favore di (OMISSIS) in esecuzione della precedente transazione con il medesimo intervenuta nel maggio 1996, previa rivalutazione dal momento della corresponsione, il danno era determinato nel complessivo importo di lire 27.804.700 pari a euro 14.359,92, per cui la quota al medesimo spettante era pari al 50% ed era quantificata nell'ammontare, gia' rivalutato, di euro 8.680,57 2.- Avverso le predette decisioni propone ricorso per cassazione (OMISSIS) sulla base di nove motivi. Resiste con controricorso il Condominio di Via (OMISSIS).

MOTIVI DELLA DECISIONE
1.1. - Il primo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione dell'articolo 343 c.p.c., censura la decisione gravata che aveva dichiarato inammissibile l'appello quando esso era stato proposto tempestivamente venti giorni prima dell'udienza fissata ai sensi dell'articolo 168 bis c.p.c., comma 5.
1.2. - Il motivo e' fondato.
Deve ritenersi tempestivo 1'appello incidentale proposto con comparsa depositata assumendo a parametro temporale di riferimento per il rispetto del termine decadenziale dei "venti giorni prima" non gia' la data fissata nell'atto di appello, ma quella alla quale sia stata differita quando il differimento sia avvenuto nell'esercizio del potere attribuito dal quinto comma dell'articolo168 bis c.p.c., secondo quanto previsto dall'articolo 166 c.p.c. - richiamato dall'articolo 343 c.p.c. - per la costituzione del convenuto (Cass. 9351/2003; 8897/2005).
Nella specie, gli appelli incidentali erano stati proposti nel termine di venti giorni prima della data alla quale l'udienza era stata differita (13 giugno 2002) dal Presidente della Corte di appello in virtu' del potere di cui alla citata norma.
2.- Il secondo motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 345 e 346 c.p.c., censura la sentenza che aveva posto a base della decisione una domanda proposta per la prima volta in sede di gravame, con il quale il Condominio aveva chiesto il rigetto della domanda di risarcimento dei danni invocando i pagamenti effettuati, fra l'altro relativi ad altro giudizio, mentre la domanda di primo grado era stata rinunciata perche' non riproposta in appello.
3.- Il terzo motivo denuncia la nullita' della sentenza e del procedimento (in relazione agli articoli 51, 158 e 168 c.p.c., e articolo 36 disp. att.) per omesso inserimento nel fascicolo di ufficio della istanza di astensione dei magistrati componenti il primo Collegio che aveva deciso la sentenza non definitiva, trattandosi di atto che ineriva alla regolare costituzione del giudice.
4.- Il quarto motivo (violazione e falsa applicazione di norme processuali, in relazione agli articoli 75, 100, 156 e 324 c.p.c.) censura la sentenza impugnata laddove con motivazione incomprensibile aveva disatteso la eccezione circa la regolare costituzione dei difensori del Condominio nel giudizio primo grado e non aveva verificato la costituzione dell'amministratoreinquello di appello, atteso che mancavano agli atti il verbale assembleare di nomina del soggetto che aveva materialmente sottoscritto il mandato difensivo conferito in primo grado al difensore del Condominio e di autorizzazione all'amministratoreper proporre l'appello.
5.- Il quinto motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 345 3 346 c.p.c., censura la sentenza che aveva posto a base della decisione una domanda proposta per la prima volta in appello laddove era stata chiesta la declaratoria di pagamenti effettuati a vario titolo a favore degli attori.
6.- Il sesto motivo, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 356, 359 e 184 c.p.c., censura la sentenza che aveva consentito il deposito dell'originale sottoscritto della transazione conclusa dagli eredi di (OMISSIS), nonostante che la parte fosse ormai decaduta, posto che nel termine perentorio assegnato in precedenza era stato depositato soltanto una copia non sottoscritta del documento.
7.- Il settimo motivo (violazione e falsa applicazione dell'articolo 2729 c.c., erronea e contraddittoria motivazione), denuncia l'erronea valutazione del contenuto della transazione conclusa nel 1996 da (OMISSIS) con il Condominio.
8.- L'ottavo motivo denuncia la nullita' della transazione conclusa nel 2005, nella quale era coinvolto l'interesse di un minore, senza la preventiva autorizzazione del giudice tutelare.
9.- Il nono motivo denuncia: il vizio di extrapetizione della sentenza che aveva rilevato di ufficio la natura non solidale dell'obbligazione posta a carico del Condominio; l'obbligazione, avendo a oggetto un immobile in comproprieta', era indivisibile e doveva essere necessariamente solidale; la transazione non ha effetto nei confronti degli altri creditori se questi non ne vogliano approfittare.
10.- Va esaminato il quarto motivo che ha priorita' logico giuridica rispetto agli altri.
Il motivo e' fondato nei limiti in cui si dira'.
a) Nelle controversie non rientranti tra quelle che puo' autonomamente proporre ai sensi dell'articolo 1131 c.c., comma 1, l'amministratore di condominio non e', legittimato a resistere in giudizio per il condominio senza autorizzazionedell'assemblea, atteso che "ratio" del secondo comma dello stesso articolo - che consente di convenire in giudizio l'amministratore per qualunque azione concernente le parti comuni dell'edificio - e' soltanto quella di favorire il terzo il quale voglia iniziare un giudizio nei confronti del condominio, consentendogli di notificare la citazione al solo amministratoreanziche' citare tutti i condomini, mentre nulla, nella stessa norma, giustifica la conclusione secondo cui l'amministratoresarebbe anche legittimato a resistere in giudizio senza essere a tanto autorizzato dall'assemblea Cass. 22294/2004). D'altra parte, l'amministratore del condominio, nelle materie che esorbitano dalle sue attribuzioni, puo' costituirsi in giudizio e impugnare la sentenza sfavorevole senza la preventiva autorizzazione dell'assemblea, ma deve, in tale ipotesi, ottenere la necessaria ratifica del suo operato da parte dell'assemblea stessa, per evitare la pronuncia di inammissibilita' dell'atto dicostituzione ovvero di impugnazione (Cass. 18331/2010).
b) Nella specie, dagli atti non risulta la delibera dell'assemblea del Condominio di conferimento all'amministratoredell'incarico di costituirsi e resistere nel giudizio di primo grado ne' quella che lo autorizzava a proporre appello : nella controversia in esame, che ha a oggetto il risarcimento dei danni derivanti dalle cose comuni, si rendeva necessaria l'autorizzazione dell'assemblea cheavrebbe dovuto deliberare circa le determinazioni da assumere sulla lite instaurata contro il Condominio, dovendo qui accennarsi che la deliberazione di autorizzazione o di ratifica dell'assemblea delcondominio relativa alla costituzione dell'amministratore nel giudizio di cassazione, operando soltanto per la rispettiva fase del procedimento, non sana la mancanza della preventiva autorizzazione assembleare concernente l'appello formulato dallo stesso amministratore avverso la sentenza di primo grado (Cass. 15838/2012).
Cio' posto, peraltro, occorre considerare che;
1) per quanto riguarda la invalidita' della costituzione nel giudizio di primo grado del Condominio, che nella specie e' stata denunciata dalla controparte e non dal soggetto direttamente interessato al corretto esercizio del diritto di difesa, il ricorrente avrebbe dovuto dimostrare che la decisione assunta dal tribunale fosse stata condizionata dall'espletamento di attivita' difensive (proposizione di eccezioni non rilevabili di ufficio; articolazione e produzione di mezzi istruttori), che altrimenti non avrebbero potuto trovare ingresso nel processo e che fossero risultate decisive per l'esito del lite: tale onere non e' stato ottemperato, per cui la doglianza va disattesa.
2) deve, invece, ritenersi fondata la censura con la quale e' stata dedotta la carenza di legittimazione processuale dell'amministratore relativamente alla proposizione dell'appello;
pertanto, la Corte di appello avrebbe dovuto dichiarare inammissibile l'appello principale del Condominio, atteso che sarebbe stata necessaria l'autorizzazione o la ratifica da parte dell'assemblea mentre, per quel che si e' detto in occasione dell'esame del primo motivo, avrebbe dovuto esaminare quelli incidentali.
11. Il secondo, il quinto, il sesto, il settimo, l'ottavo e il nono motivo sono assorbiti.
12.- Deve, infine, rigettarsi il terzo motivo.
La richiesta di astensione di un componente del Collegio deve ritenersi nella specie del tutto irrilevante, non essendo stato dedotto che il magistrato avesse un interesse tale da fargli assumere la qualita' di parte. Ed invero, va ricordato che l'inosservanza dell'obbligo dell'astensione determina la nullita' del provvedimento adottato solo nell'ipotesi in cui il componente dell'organo decidente abbia un interesse proprio e diretto nella causa, tale da porlo nella veste di parte del procedimento;
in ogni altra ipotesi, invece, la violazione dell'articolo 51 c.p.c., assume rilievo solo quale motivo di ricusazione, rimanendo esclusa, in difetto della relativa istanza, qualsiasi incidenza sulla regolare costituzione dell'organo decidente e sulla validita' della decisione, con la conseguenza che la mancata proposizione di detta istanza non determina la nullita' del provvedimento (S.U. 10071/201; 26976/2011; 12263/2009).
Le sentenze non definitiva e la definitiva vanno cassate in relazione ai motivi accolti; va dichiarato ex articolo 382 c.p.c., l'inammissibilita' dell'appello proposto dal Condominio con rinvio, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Roma che dovra' decidere circa l'appello incidentale.
P.Q.M.
Accoglie il primo e il quarto motivo, per quanto in motivazione, del ricorso rigetta il terzo, assorbiti gli altri cassa le sentenze impugnate in relazione ai motivi accolti, dichiara inammissibile l'appello proposto dal Condominio e rinvia, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Roma per l'esame degli appelli incidentali.



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