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sabato 4 gennaio 2014

LEGGE 104 - TRASFERIMENTO

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 18 dicembre 2013, n. 28320

Lavoro – Diritti e obblighi del datore e del lavoratore – Familiare disabile – Assistenza continuativa
– Diritto al trasferimento

Svolgimento del processo
Con sentenza del 24 ottobre 2008 la Corte d’appello di Campobasso, in riforma della sentenza del
Tribunale di Campobasso del 18 gennaio 2007, ha dichiarato il diritto di C.N., dipendente del
Ministero della Giustizia con funzioni di cancelliere in servizio presso l’ufficio del Giudice di Pace
di Trivento dal 2001, al trasferimento, ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104 del 1992 per assistenza
alla madre, al Tribunale di Melfi ovvero di una delle altri sedi da lui richieste in via subordinata. La
Corte territoriale ha motivato tale pronuncia ritenendo l’applicabilità del citato art. 33, comma 5
della legge n. 104 del 1992 non solo in sede di scelta della sede di lavoro al momento
dell’assunzione, ma anche nel corso del rapporto di lavoro mediante domanda di trasferimento. La
stessa Corte molisana ha pure ritenuto provata la continuità nell’assistenza della madre invalida da
parte del dipendente istante, interpretando tale requisito in senso relativo senza la necessità della
quotidianità e della convivenza.
Il Ministero della Giustizia propone ricorso per cassazione avverso tale pronuncia affidato ad un
unico motivo.

Resiste il C. con controricorso.

Motivi della decisione
Con l’unico motivo si lamenta violazione  e  falsa  applicazione dell’art. 33, comma  5  della  legge  n. 104 del 1992, con riferimento all’art. 360, n. 3 cod. proc. civ. In particolare si deduce che, pur
ammettendo la possibilità di applicazione della norma anche al caso di trasferimento e non solo di
prima assegnazione, il diritto a tale trasferimento per assistere il familiare disabile esisterebbe solo
se ed in quanto l’assistenza a quest’ultimo sia in atto al momento dell’istanza di trasferimento.
Il motivo è infondato. Va affermato in questa sede il principio di diritto per cui la norma di cui alla
L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 5, sul diritto del genitore o familiare lavoratore “che
assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato” di scegliere, ove
possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, è applicabile non solo all’inizio del
rapporto di lavoro mediante la scelta della sede ove viene svolta l’attività lavorativa, ma anche nel
corso del rapporto mediante domanda di trasferimento. La ratio della norma è infatti quella di
favorire l’assistenza al parente o affine handicappato, ed è irrilevante, a tal fine, se tale esigenza
sorga nel corso del rapporto o sia presente all’epoca dell’inizio del rapporto stesso. La norma in
esame pone quale condizione per il godimento del diritto da essa previsto, oltre allo stato di
handicappato del parente o affine da assistere, la continuità dell’assistenza, Trattasi di circostanze di
fatto il cui accertamento è riservato al giudice del merito che, nel caso in esame, ha compiutamente
considerato la circostanza motivando adeguatamente sul punto. La giurisprudenza citata dal
Ministero ricorrente non è pertinente, in quanto si riferisce al caso in cui la convivenza sia stata
interrotta per effetto dell’assegnazione della sede lavorativa ed il familiare tenda successivamente a
ripristinarla attraverso il trasferimento in una sede vicina al domicilio dell’handicappato; nel caso in
esame, viceversa, non è in questione la convivenza, che lo stesso ricorrente afferma non costituire
più requisito per il godimento del diritto in questione a seguito delle modifiche apportate dalla legge
n. 53 del 2000, ma la continuità nell’assistenza, circostanza di fatto il cui accertamento è, come
detto, riservata al giudice del merito che ha ampiamente motivato sul punto con l’indicazione di
elementi probatori certamente adeguati e sufficienti.
Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso;
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio liquidate in € 100,00 per esborsi ed €
2.500,00 per compensi professionali oltre accessori di legge.

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