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mercoledì 11 settembre 2013

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE E PRINCIPIO DI IMMEDIATEZZA

 (Cass. Sez. Lavoro  n. 16831 del  5  luglio 2013)


Svolgimento del processo
Con ricorso del 19 gennaio 2007 L. F. conveniva davanti al Tribunale di Verona la s.p.a. M. per
accertare l'illegittimità del licenziamento intimatogli per giusta causa il 17 gennaio 2006 e per la
condanna della datrice di lavoro al risarcimento del danno.
Costituitasi la convenuta, il Tribunale rigettava la domanda con sentenza del 20 novembre 2008,
riformata però con sentenza del 1° settembre 2010 dalla Corte d'appello di Venezia, la quale,
dichiarata l'illegittimità del licenziamento, condannava la società a risarcire il danno al F. nella
misura delle retribuzioni legali di fatto dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione,
con interessi, rivalutazione e contributi previdenziali. La Corte riteneva la genericità della
contestazione disciplinare.
La M. propone ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su due motivi.
Resiste con controricorso il F. La ricorrente ha presentato memoria.
Motivi della decisione
Con il primo motivo si lamenta erroneità della decisione impugnata ex art. 360, comma 1, n. 3 cod.
proc. civ. per falsa applicazione di norma di diritto e, in particolare, dell'art. 7 della legge n. 300 del
1970, involgente il principio della debita specificità dei rilievi disciplinarmente mossi al lavoratore
dipendente, di contravvenzione ai doveri di cui all'art. 2104 cod. civ. La ricorrente rileva la
sufficienza, nella contestazione disciplinare, dei dati essenziali del fatto addebitato, senza necessità
di indicazioni temporali non utili alla difesa dell'incolpato.
Analoga censura la ricorrente svolge sotto il profilo dei vizi di motivazione della sentenza
impugnata, relativamente all'irrilevanza dell'elemento temporale, in funzione della comprensione da
parte del F., delle circostanze ascrittegli disciplinarmente; l'incongruità insita nella parte della
motivazione della sentenza impugnata che si riferisce ad aspetti attinenti al merito della vicenda,
rispetto al rilevato vizio d'ordine formale; l'incongruità della parte della motivazione della sentenza
impugnata dedicata al passo della contestazione di addebiti relativo alle ingiurie rivolte dal F. a
talune colleghe di lavoro; l'insussistenza, nella motivazione della sentenza impugnata, di alcun
elemento a sostegno della rilevata indeterminatezza della contestazione di addebito per cui è causa,
per quanto concerne tre precisi ed indipendenti rilievi circostanziati mossi all'interessato.
I due motivi, da esaminare insieme perché connessi, sono fondati.
Nella sentenza impugnata sono diligentemente esposti i fatti elencati nella lettera di contestazione
disciplinare e pacifici in causa:
- sanzione disciplinare della sospensione di un giorno, applicata il 28 febbraio 2005, per aver
partecipato, durante un'assenza per infortunio, ad una manifestazione sindacale tenutasi nelle vie di
Verona. Questa sanzione era stata ritenuta illegittima per insufficiente contestazione, pur nella
certezza del fatto addebitato;
- sanzione disciplinare della sospensione di un giorno, applicata l’8 marzo 2005, per assenza
ingiustificata dal lavoro il 14 gennaio 2005. Fatto ritenuto pacifico dalla Corte d'appello (pag. 9
della sentenza);
- sanzione disciplinare della sospensione di due giorni, applicata il 28 aprile 2005, per avere spinto
una vasca a velocità sostenuta, rischiando di investire due colleghe;
- sanzione disciplinare della sospensione di un giorno, applicata il 6 dicembre 2005, per avere
disobbedito all'invito di recarsi nell'ufficio personale ed essersi allontanato dal reparto, rendendosi
irreperibile.
Ripetesi: tutti questi fatti, indicati nella lettera di contestazione disciplinare, vengono ritenuti
pacifici dalla Corte d'appello. Questa aggiunge che nella stessa lettera, vengono addebitati come
fatti più recenti epiteti ingiuriosi e triviali, rivolti ad un superiore ed a colleghe, pur senza
indicazione di giorno ed ora, e dell'abitudine di aggirarsi nel suo reparto con le mani in tasca
cantando e fischiettando. Questa Corte ha più volte affermato che, nell'ipotesi di licenziamento
intimato per mancanza disciplinare, la regola della specificità della contestazione dell'addebito non
richiede necessariamente - ove questo sia riferito a molteplici fatti - l'indicazione anche del giorno e
dell'ora in cui gli stessi fatti sono stati commessi, allorché oggettivamente (per il numero di essi, i
diversi luoghi dell'esecuzione, l'arco di tempo cui si riferiscono) neppure al datore di lavoro è
possibile una loro collocazione precisa sotto il profilo temporale; né la regola può ritenersi violata
quando risulti che il dipendente, avendo avuto piena cognizione dell'accusa rivoltagli, ha potuto
esercitare utilmente il diritto di difendersi (per tutte Cass. 7 agosto 2003 n. 11933).
Tutto ciò detto, la sentenza impugnata appare viziata da errore di diritto, ossia da violazione dell'art.
7 legge n. 300 del 1970. Al lavoratore vennero contestati fatti precisi, a lui certamente noti quanto
alle suddette sanzioni disciplinari. Quanto al resto, trattasi di una contestazione "temporalmente
aperta" (cfr. Cass. pen. sez. V, 15 maggio 2007 n. 25578) pienamente legittima secondo il principio
di diritto affermato da questa Corte anche con la pronuncia sopra richiamata e di cui il giudice di
primo grado aveva fatto corretta applicazione. D'altra parte la compiuta difesa del lavoratore sui
fatti addebitatigli è la conferma dell'adeguatezza della contestazione in questione che ha conseguito
il suo fine di consentire al lavoratore un'efficace ed immediata difesa.
Deve in conclusione negarsi il vizio di genericità di un atto di incolpazione disciplinare che faccia
riferimento a singoli episodi già oggetto di procedimenti giudiziari per sanzioni conservative ed altri
episodi di gravi intemperanze verbali o di provocazione, integranti inosservanza dei doveri di
diligente e leale collaborazione (artt. 1176 e 2104 cod. civ.), quand'anche di questi episodi non sia
indicato il giorno e l'ora ma tuttavia non sia impedito all'incolpato di difendersi.
I detti comportamenti indisciplinati, singolarmente non tanto gravi da dar luogo alla sanzione
espulsiva, ben possono, se considerati insieme ed aggiunti ad ulteriori ed analoghi atti chiaramente
ed univocamente contestati all'incolpato, dar luogo a licenziamento per giusta causa.
Il ricorso va conseguentemente accolto con la conseguente riforma della sentenza impugnata. Non
essendo necessari alcuni ulteriori accertamenti o giudizi riservati al giudice del merito, può
emettersi pronuncia sul merito diretta conseguenza della pronuncia di diritto enunciata, con il
rigetto della domanda proposta dal F. con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado.
Stante il contrastante esito dei due giudizi di merito, le relative spese vanno compensate fra le parti,
mentre le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo, seguono la
soccombenza.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso;
Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda proposta da F. L. con il
ricorso introduttivo del giudizio di primo grado; Compensa fra le parti le spese dei gradi di merito;
Condanna F. L. al pagamento delle spese di giudizio di legittimità liquidate in € 50,00 per esborsi ed
€ 2.500,00 per compensi professionali oltre accessori di legge.

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