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venerdì 13 aprile 2012

CAUSA DI SERVIZIO ED EQUO INDENNIZZO


Consiglio di Stato n. 1303/2012, sez. III del 7/3/2012

FATTO e DIRITTO
Il Sig. A. M., già dipendente dell’Asl di Taranto con la qualifica di “conduttore di generatore a vapore”, chiese in data 30.6.1993 il riconoscimento della causa di servizio e dell’equo indennizzo, in ragione dell’infermità “miocardiopatia dilatativa in pregresso infarto del miocardio” contratta in tesi nell’adempimento degli obblighi di lavoro.
L’istanza fu respinta sul presupposto, accertato dalla Commissione medica ospedaliera di Taranto e recepito dal Direttore Generale dell’Asl, che il M. avesse avuto da tempo “una chiara e consapevole conoscenza della patologia sofferta, rendendo pertanto intempestiva la domanda presentata in data 30.6.1993”.
2. Proposto ricorso avverso le delibere del Direttore Generale e della CMO, deducendo la violazione dell’art. 36 del d.P.R. 686 del 1957 e dell’art. 6 del d.P.R. 349 del 1994, affermando la tempestività della propria istanza, il Tar respinse le censure aderendo all’orientamento giurisprudenziale secondo il quale “il termine della presentazione della domanda comincia a decorrere dal momento in cui il dipendente ha avuto precisa e sicura notizia della gravità e delle conseguenze invalidanti della malattia, oggettivamente diagnosticata e/o accertata, e non dal momento, di per sé notevolmente difficile da determinare, nel quale si sia successivamente formata la sicura conoscenza che l'infermità sia stata causa da motivi di servizio”.
.1. Con il presente appello è censurata la sentenza, unitamente all’accertamento a suo tempo compiuto dalla Commissione medica, sul rilievo che all’epoca del ricovero ospedaliero del 1991 la cardiopatia fosse ancora in fase evolutiva e tale fosse rimasta persino alla data di presentazione dell’istanza, essendosi stabilizzata solamente nel dicembre del 1994 quando, a seguito di un episodio di arresto cardiocircolatorio, il M. fu sottoposto ad un intervento chirurgico di aneurismectomia e rivascolarizzazione mediante by-pass aorto coronario.
3.2. Si è costituita l’Asl, resistendo all’appello.
3.3. All’udienza pubblica del 24.2.2012, in vista della quale l’appellante ha depositato una memoria illustrativa, la causa è passata in decisione.
4. Osserva il Collegio preliminarmente come l’azione proposta in primo grado dal Sig. M., riproposta in appello, sia quello volta all’annullamento della delibera del 28.12.1998 del Direttore Generale Asl, che recepiva quella della Commissione medica ospedaliera del 6.11.1998, laddove aveva accertato la tardività della domanda di riconoscimento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio e del conseguente equo indennizzo.
5.1. Il giudizio di tardività della Commissione medica, difeso dall’amministrazione resistente e condiviso dal Giudice di primo grado, muove dal presupposto che da tempo il richiedente avesse già maturato “una chiara e consapevole conoscenza della patologia sofferta”, in ragione dell’episodio infartuale risalente al 1977 e dei periodi di allontanamento dal servizio di cui il M. aveva usufruito nel corso del 1989 e del 1991, legati sempre ai suoi problemi cardiopatici.

5.2. Parte appellante contesta l’esattezza e la rilevanza di un simile presupposto, in considerazione della natura progressiva della propria infermità e del lento decorso della malattia, non sempre percepibile dallo stesso interessato.
5.3. Così riassunte le contrapposte deduzioni di parte, in punto di fatto non è contestabile la natura evolutiva dell’infermità sofferta dall’odierno appellante, come è comprovato anche dal notevole lasso di tempo trascorso tra il primo episodio infartuale del 1977 e l’arresto cardiocircolatorio subito nel 1994 e che rese necessario un intervento chirurgico di aneurismectomia e rivascolarizzazione miocardica mediante by-pass.
5.4. Ciò posto, secondo l’indirizzo giurisprudenziale maturato sul punto e condiviso da questo Collegio, in caso di infermità progressive, che non sono conseguenza di un evento dannoso istantaneo, la tempestività della domanda deve essere valutata in relazione al momento in cui il dipendente ha avuto la chiara consapevolezza di avere contratto una malattia in modo permanente, e che, inoltre, tale malattia è conseguenza della prestazione del servizio (Cons. St. VI, n. 2184  del 2006 e 2677 del 2010).
5.5 Simile indirizzo è non solo più rispettoso della posizione dell’interessato ma risponde anche ad una logica più generale volta ad evitare la presentazione di istanze anzi tempo, ovvero con troppo anticipo, per il timore di vedersele altrimenti respinte perché giudicate tardive, in quanto un’eccessiva anticipazione costringerebbe in molti casi l’amministrazione ad un esame istruttorio che potrebbe rivelarsi poi inutile, laddove la malattia non risultasse ancora stabilizzata.
5.6. Ebbene, nel caso di specie, nonostante i periodi di assenza beneficiati negli anni 1989 e 1991, poteva quanto mano dubitarsi che, in tale epoca, il M. fosse già pienamente consapevole che la propria malattia avesse assunto ormai un carattere permanente e che ciò fosse conseguenza del proprio servizio. Il grave episodio sofferto nel 1994, addirittura dopo la presentazione della domanda per l’equo indennizzo, autorizza semmai a ritenere proprio il contrario, ovvero che la malattia si sia stabilizzata in tutta la sua gravità solamente in seguito. Né, al di là di mere congetture, l’amministrazione, sulla quale grava il relativo onere (v. Cons. St., VI, n. 435 del 1999 e 4430 del 2000), ha offerto la prova di quando il Modeo avrebbe acquisito la piena conoscenza della sua malattia.
5.7. In conclusione, per tale ragione, l’appello è fondato e va accolto, con la conseguenza che, in riforma della sentenza impugnata, deve essere accolto il ricorso di primo grado ed annullati gli atti con esso impugnati. Restano ovviamente impregiudicati gli ulteriori provvedimenti di competenza dell’amministrazione.
6. Si ravvisano giustificati motivi, nella particolare vicenda in esame, per compensare le spese del doppio grado di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso in primo grado annullando gli atti con esso impugnati. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
  
(Cons. St. VI, n. 2184 del 2006 e 2677 del 2010).
5.5 Simile indirizzo è non solo più rispettoso della posizione dell’interessato ma risponde anche ad una logica più generale volta ad evitare la presentazione di istanze anzi tempo, ovvero con troppo anticipo, per il timore di vedersele altrimenti respinte perché giudicate tardive, in quanto un’eccessiva anticipazione costringerebbe in molti casi l’amministrazione ad un esame istruttorio che potrebbe rivelarsi poi inutile, laddove la malattia non risultasse ancora stabilizzata.
5.6. Ebbene, nel caso di specie, nonostante i periodi di assenza beneficiati negli anni 1989 e 1991, poteva quanto mano dubitarsi che, in tale epoca, il M. fosse già pienamente consapevole che la propria malattia avesse assunto ormai un carattere permanente e che ciò fosse conseguenza del proprio servizio. Il grave episodio sofferto nel 1994, addirittura dopo la presentazione della domanda per l’equo indennizzo, autorizza semmai a ritenere proprio il contrario, ovvero che la malattia si sia stabilizzata in tutta la sua gravità solamente in seguito. Né, al di là di mere congetture, l’amministrazione, sulla quale grava il relativo onere (v. Cons. St., VI, n. 435 del 1999 e 4430 del 2000), ha offerto la prova di quando il Modeo avrebbe acquisito la piena conoscenza della sua malattia.
5.7. In conclusione, per tale ragione, l’appello è fondato e va accolto, con la conseguenza che, in riforma della sentenza impugnata, deve essere accolto il ricorso di primo grado ed annullati gli atti con esso impugnati.
Restano ovviamente impregiudicati gli ulteriori provvedimenti di competenza dell’amministrazione.
6. Si ravvisano giustificati motivi, nella particolare vicenda in esame, per compensare le spese del doppio grado di giudizio.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza),
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e,per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso in primo grado annullando gli atti con esso impugnati.
Spese compensate
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.



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