Visualizzazioni totali

venerdì 7 ottobre 2011

TERMINE DI 180 GIORNI PER LA NOTIFICA DELL'ORDINANZA INGIUNZIONE EMESSA DAL PREFETTO


Corte di Cassazione n. 25690 del 4.12.2009


FATTO E DIRITTO

Con ricorso depositato il 3.9.04 C. A. proponeva opposizione all'ordinanza ingiunzione n. (OMISSIS) - emessa dal Prefetto di (OMISSIS) a seguito di reiezione del ricorso amministrativo avverso il verbale di contestazione della Polizia Municipale di (OMISSIS) n. (OMISSIS) per infrazione dell'art. 142 C.d.S., comma 8 chiedendone l'annullamento, perchè emessa oltre il termine perentorio di 120 giorni stabilito dall'art. 204 C.d.S., comma 1, decorrente dalla data di ricezione degli atti da parte dell'Ufficio accertatore, contestando altresì la decurtazione dei "punti" dalla patente di guida e la mancata contestazione immediata, nonchè l'erronea indicazione della decurtazione dei punti dalla patente di guida indicata nel verbale di contestazione dell'infrazione in misura di 10 anzichè di 2.

Il Giudice di pace di (OMISSIS) con sentenza n. (OMISSIS), depositata il 3.2.05, rigettava il ricorso e compensava alle spese.

Per la cassazione della decisione ricorre l'opponente esponendo quattro motivi:

1. Violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 126 bis, 142, 200, 201, 203 e 204 C.d.S., degli artt. 116, 119, 342, 345, 383, 384, 385 relativo Regolamento e succ. mod., artt. 3, 24, 97 Cost. nonchè difetto di motivazione, L. n. 241, artt. 3 e 7, nel punto in cui ha ritenuto che l'ordinanza prefettizia era stata emessa nel termine all'uopo previsto dalla normativa in materia.
Sostiene il ricorrente che, avendo inoltrato in data 2.12.03 al Comando dei Vigili Urbani di (OMISSIS) il ricorso amministrativo al Prefetto e avendo lo stesso Comando trasmesso già in data 16.12.03 lo stesso ricorso al Prefetto, l'Organo di Autogoverno avrebbe dovuto adottare la sua decisione nel termine di 120 giorni decorrenti dalla stessa data di recezione del ricorso; viceversa, la decisione era stata adottata solo in data 5.5.04, vale a dire oltre il termine previsto dalla menzionata norma;
2. violazione delle stesse disposizioni di legge e falsa applicazione delle medesime, nonchè difetto di motivazione, nel punto in cui ha ammesso la decurtazione dei punti dalla patente di guida anche nel caso di mancata comunicazione all'Autorità amministrativa competente delle generalità del trasgressore, in violazione del disposto della Corte Costituzionale di cui alla sentenza n. 27 del 2005, considerando, invece, la sanzione di decurtazione dei punti un caso di responsabilità oggettiva a carico del proprietario del veicolo e, comunque, anche nel caso di mancata contestazione immediata dell'infrazione rilevata con mezzo di autovelox in assenza dell'operatore di Polizia.
3. violazione delle stesse disposizioni di legge e falsa applicazione delle medesime, nonchè difetto di motivazione nel punto in cui ha irrogato il provvedimento di decurtazione dei punti dalla patente di guida in assenza di espressa segnaletica di limitazione della velocità nel tratto di strada indicato nel relativo verbale di infrazione;
4. violazione delle stesse disposizioni di legge, per assenza del requisito di atto pubblico del verbale di contestazione in assenza della firma del Comandante del corpo o di chi per esso in calce al verbale al medesimo, necessaria perchè l'atto assuma il valore di atto assistito dalla presunzione di fede pubblica.

Il ricorso è infondato.

Ben vero, il giudice di pace ha fornito ampia e motivata risposta ai quattro quesiti riproposti con il ricorso, significando, quanto al primo motivo, che le due fasi del procedimento amministrativo di ricorso al Prefetto non sono autonome, bensì costituiscono ripartizioni di un unico procedimento destinato a concludersi nel termine complessivo di giorni 180 dalla sua proposizione.
Ed infatti, è principio di diritto ormai consolidato in giurisprudenza di legittimità che i termini di cui ai all'art. 203 C.d.S., commi 1 bis e 2 e all'art. 204 C.d.S., comma 1 sono perentori e si cumulano fra loro ai fini della valutazione di tempestività dell'adozione dell'ordinanza - ingiunzione, nel senso che la cumulabilità dei due termini consente al Prefetto di usufruire, per il complessivo svolgimento della sua attività di accertamento e decisione, del tempo massimo previsto dalla somma delle due scansioni operative, ovvero di 60 giorni per la raccolta dei dati e le deduzioni degli accertatori e di 120 giorni per l'emissione del provvedimento irrogativo della sanzione amministrativa, senza che, a tal fine, abbia alcuna incidenza sul computo totale di 180 giorni l'eventuale trasmissione anticipata degli atti di competenza da parte dell'organo accertatore (Cass. Civ. Sez. 2^ 9 giugno 2009 n. 13303).
Parimenti è a dirsi in ordine al secondo e terzo motivo di ricorso, ove si osservi che non è in discussione il rilevamento attraverso apparecchio elettronico della velocità debitamente omologato nel tratto di strada individuato con decreto prefettizio del 4.11.02, ne' può essere messa in discussione l'apposizione della relativa segnaletica nello stesso punto di rilevamento della velocità in assenza della querela di falso di un atto fidefaciente.
Ed invero, il D.L. 27 giugno 2003, n. 151, anteriore all'accertamento del fatto, ha individuato una serie di casi, fra cui quello in discussione, nei quali non è necessaria la contestazione immeditata come richiesta dal ricorrente.
Infine, è stata data risposta alla doglianza dell'erronea indicazione in verbale di constatazione dell'infrazione della decurtazione di 10 punti della patente in luogo dei 2 punti previsti nella norma di riferimento, rilevando che l'ordinanza prefettizia aveva rilevato l'erronea indicazione, provvedendo alla relativa riduzione della comminata decurtazione da punti 10 a 2.
Stante alla lettera della sentenza impugnata costituisce doglianza nuova e perciò inammissibile, in sede di gravame la questione attinente alla sottoscrizione del verbale di contestazione.
Il ricorso va quindi, rigettato perchè infondato, mentre l'assenza dell'intimato esime della statuizione sulle spese del presente giudizio.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.



Corte Cassazione Civile, sezione seconda - Sentenza n. 25650/2010

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
L'avv. D. L. F. propose opposizione a ordinanza ingiunzione del Prefetto di (OMISSIS) relativa a sanzione amministrativa per violazione del codice della strada (sosta in parcheggio a pagamento senza esporre la ricevuta del pagamento stesso).
Il Giudice di pace di (OMISSIS) respinse l'opposizione e la sua sentenza fu confermata in grado di appello dal Tribunale.
L'avv. D. L. ha quindi proposto ricorso per cassazione per tre motivi, cui non ha resistito l'autorità intimata.
La causa, inizialmente avviata alla procedura camerale ai sensi dell'art. 375 c.p.c., è stata poi rimessa alla pubblica udienza con ordinanza collegiale.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. - Con il primo motivo di ricorso vengono svolte Le seguenti censure:
a) si ripropone la questione della nullità dell'ordinanza ingiunzione per difetto di motivazione;
b) si lamenta la violazione del diritto di difesa, nella fase del ricorso al Prefetto, per la mancata esibizione al ricorrente delle controdeduzioni dell'organo accertatore.
1.1. - La censura sub a) è infondata, avendo le Sezioni Unite di questa Corte chiarito che, in tema di opposizione a ordinanza ingiunzione per l'irrogazione di sanzioni amministrative - emessa in esito al ricorso facoltativo al prefetto ai sensi dell'art. 204 C.d.S., ovvero a conclusione del procedimento amministrativo L. 24 novembre 1981, n. 689, ex art. 18 - i vizi di motivazione in ordine alle difese presentate dall'interessato in sede amministrativa non comportano la nullità del provvedimento, e quindi l'insussistenza del diritto di credito derivante dalla violazione commessa, in quanto il giudizio di opposizione non ha ad oggetto l'atto, ma il rapporto, con conseguente cognizione piena del giudice, che potrà (e dovrà) valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa (eventualmente non esaminate o non motivatamente respinte), in quanto riproposte nei motivi di opposizione, decidendo su di esse con pienezza di poteri, sia che le stesse investano questioni di diritto sìa che investano questioni di fatto (sentenza n. 1786 del 2010).
1.1. - La censura sub b) è inammissibile.
Invero una censura siffatta non risulta, dallo stesso ricorso per cassazione, dedotta nel giudizio di primo grado. Il medesimo ricorso la menziona soltanto a fondamento dell'atto di appello, ma correttamente la sentenza del Tribunale non le da risposta, dato che deve considerarsi censura, già in quella sede, nuova e dunque inammissibile.
2. - Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 203 e 204 C.d.S., si lmenta:
a) che il giudice di appello non abbia disposto l'esibizione delle controdeduzioni della Polizia Municipale di (OMISSIS), autrice del verbale di accertamento e consegnataria del ricorso al Prefetto dell'avv. D. L.: esibizione richiesta dall'appellante al fine di dimostrare la tardività dell'ordinanza ingiunzione emessa il 23 novembre 2006 a seguito di ricorso presentato il 16 giugno dello stesso anno alla Polizia Municipale e che quest'ultima ben poteva aver rimesso alla prefettura in data anteriore alla scadenza del termine massimo di 60 giorni, di cui all'art. 203 C.d.S., comma 2, e dalla quale doveva calcolarsi il termine di 120 giorni concesso al Prefetto dall'art. 204 C.d.S., comma 1;
b) che non si sia tenuto conto, nel computo del termine di 120 giorni per l'adozione dell'ordinanza ingiunzione, anche del tempo trascorso fra l'emissione della stessa e la sua presentazione all'ufficio postale per la notificazione.
2.1. - Nessuna delle due censure può trovare accoglimento.
Invero, in tema di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni di norme del codice della strada cui sia applicabile - come nella specie - la nuova disciplina introdotta dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151, conv., con modif., nella L. 1 agosto 2003, n. 214, la nuova disposizione prevista dall'art. 204 C.d.S., comma 1 bis - secondo cui i termini di cui all'art. 203, commi 1 bis e 2 e allo stesso art. 204, comma 1 sono perentori e si cumulano fra loro ai fini della valutazione di tempestività dell'adozione dell'ordinanza ingiunzione - deve intendersi nel senso che la cumulabilità dei due termini consente al prefetto di usufruire, per il complessivo svolgimento della sua attività di accertamento e decisione, del tempo massimo previsto dalla somma delle due scansioni operative, ovvero di 60 giorni per la raccolta dei dati e le deduzioni degli accertatori e di 120 giorni per l'emissione del provvedimento irrogativo della sanzione amministrativa, senza che, a tal fine, abbia alcuna incidenza sul computo totale di 180 giorni l'eventuale trasmissione anticipata (ovvero prima della scadenza del termine massimo prescritto di 60 giorni) degli atti di competenza da parte dell'organo accertatore (Cass. 13303/2009). Conseguentemente nessun rilievo poteva avere l'accertamento, nel giudizio davanti al Tribunale, della data di ricezione degli atti da parte del Prefetto.
Quanto, poi, alla censura sub b), va ribadito che ai fini del rispetto del termine in questione è sufficiente la semplice emissione dell'ordinanza del Prefetto e non è necessaria la sua notifica (cfr., da ult., Cass. 9420/2009, 15171/2008).
3. - Il ricorso va in conclusione respinto. Non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali, in mancanza di attività difensiva della parte intimata.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.



Corte di Cassazione Civile sez. II 6/6/2011 n. 12219

Sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale - termine entro il quale il prefetto deve emettere lordinanza ingiunzione

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, il termine entro il quale il prefetto deve emettere l’ordinanza ingiunzione – vigenti gli artt. 203, comma 2, e 204 del codice della strada, come modificati dal d.l. n. 151 del 2003, conv., con modificazioni, nella legge n. 214 del 2003 – è complessivamente di 180 giorni, giacchè al termine di 120 giorni, previsto dall’art. 204, deve essere aggiunto quello di 60 giorni, stabilità dal precedente art. 203, per la trasmissione degli atti al prefetto da parte del comando accertatore al quale viene presentato il ricorso. Ai fini del rispetto del termine entro cui il prefetto deve emettere l’ordinanza ingiunzione è, poi, sufficiente la semplice emissione – e non la notifica – dell’ordinanza suddetta (Cass., Sez. II, 21 aprile 2009, n. 9420).

(omissis)
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
M. L., rappresentata e difesa, in forza di procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv. L. M., elettivamente domiciliata nel suo studio in Roma, via F. M., n. 45;

contro
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso, per legge, dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata presso gli Uffici di questa in Roma, via dei P., n. 12;

contro ricorrente
per la cassazione della sentenza del Tribunale di Torino . n. 1396 del 23 febbraio 2009.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio dell’11 marzo 2011 dal Consigliere relatore Dott. A. G.;
sentito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. R. F. G., che ha concluso: “nulla osserva”.
Rilevato che il consigliere designato ha depositato, in data 24 dicembre 2010, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.: “Il Giudice di pace di Torino le aveva ingiunto il pagamento delle somme dovute a titolo di sanzioni amministrative per violazioni dell’art. 7 del codice della strada, per aver circolato nella zona ZTL di Torino, in data 10 settembre 2004, senza averne titolo.
Il Tribunale di Torino, giudicando in grado di appello ha respinto il gravame della M.
Per la cassazione della sentenza del Tribunale la M. ha proposto ricorso, sulla base di tre motivi.
L’intimata Amministrazione ha resistito con controricorso.
Preliminarmente, non sussiste la dedotta nullità del ricorso perché rivolto al Ministro dell’interno – Ufficio territoriale del Governo di Torino, in persona del Ministro pro tempore, anziché al Prefetto. Invero, la medesima parte era stata così evocata nel grado di appello e, dal testo della sentenza impugnata, non consta che il Ministero, costituitosi per il tramite dell’Avvocatura generale dello Stato, abbia lamentato l’erronea individuazione del soggetto legittimato passivamente.
Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 204 del codice della strada, in relazione al termine massimo di 210 giorni entro il quale il Prefetto di Torino avrebbe dovuto, a pena di decadenza, provvedere si ricorsi avanzati ai sensi dell’art. 203 del medesimo codice.
Il motivo – scrutinabile nel merito perché corredato da idoneo quesito di diritto – è fondato.
In tema di sanzioni amministrative per violazione delle norme sulla circolazione stradale, il termine entro il quale il prefetto deve emettere l’ordinanza ingiunzione – vigenti gli artt. 203, comma 2, e 204 del codice della strada, come modificati dal d.l. n. 151 del 2003, conv., con modificazioni, nella legge n. 214 del 2003 – è complessivamente di 180 giorni, giacchè al termine di 120 giorni, previsto dall’art. 204, deve essere aggiunto quello di 60 giorni, stabilità dal precedente art. 203, per la trasmissione degli atti al prefetto da parte del comando accertatore al quale viene presentato il ricorso. Ai fini del rispetto del termine entro cui il prefetto deve emettere l’ordinanza ingiunzione è, poi, sufficiente la semplice emissione – e non la notifica – dell’ordinanza suddetta (Cass., Sez. II, 21 aprile 2009, n. 9420).
E’ pacifico che nella specie al termine di 180 giorni dovesse aggiungersi – ai sensi dell’art. 204, comma 1-ter, del codice della strada – l’ulteriore termine di 30 giorni, derivante dalla sospensione del termine per essere stata disposta, con raccomandata del 3 giugno 2005, l’audizione dell’interessata.
Nella specie, poiché – pacificamente – il termine decorreva dal 10 marzo 2005 (data nella quale l’ufficio accertatore ha ricevuto l’opposizione indirizzata al Prefetto), il termine di 210 giorni (180 giorni + 30 giorni) andava a scadere il 6 ottobre 2005.
Perciò l’emissione delle ordinanze il 7 ottobre 2005 è da ritenere tardiva.
L’accoglimento del primo mezzo determina l’assorbimento degli altri due motivi.
Sussistono, pertanto, le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio”.
Considerato che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione di cui sopra, alla quale non sono stati mossi rilievi critici;
che, in particolare, va sottolineato che dal testo della sentenza impugnata e dalle difese delle parti risulta essere pacifico che nel caso di specie al termine di 180 giorni dovesse essere aggiunto il termine di trenta giorni, pari al periodo di sospensione decorrente dalla notifica dell’invito alla ricorrente per la presentazione all’audizione alla data fissata per l’audizione stessa;
che, pertanto, il ricorso deve essere accolto;
che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con l’accoglimento della proposta opposizione e l’annullamento dell’ordinanza-ingiunzione opposta;
che le spese di lite, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie la proposta opposizione ed annulla l’ordinanza-ingiunzione opposta.
Condanna l’Amministrazione al rimborso delle spese processuali sostenute dalla M., che liquida, per il giudizio dinanzi al Giudice di pace, in euro 480, di cui euro 220 per diritti, euro 180 per onorari ed euro 80 per esborsi, oltre a spese generali ed accessori di legge, per la fase dinanzi al Tribunale in euro 600, di cui euro 280 per diritti, euro 220 per onorari ed euro 100 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge, e per il giudizio di cassazione in euro 600, di cui euro 400 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
(omissis)

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.