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martedì 16 agosto 2011

VISITE FISCALI - NON PERDE L'INDENNITA' DI MALATTIA CHI VA A VISITARE LA MADRE MALATA


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SCIARELLI Guglielmo - Presidente
Dott. DE RENZIS Alessandro - Consigliere
Dott. AMOROSO Giovanni - Consigliere
Dott. DI CERBO Vincenzo - Consigliere
Dott. MORCAVALLO Ulpiano - rel. Consigliere
ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso 27441/2006 proposto da:
I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via Della
Frezza N. 17, presso l'Avvocatura Centrale dell'Istituto, rappresentato e difeso dagli
avvocati Fabiani Giuseppe, Triolo Vincenzo, Vincenzo Stumpo, giusta mandato in
calce al ricorso;
- ricorrente -
contro
G.L., elettivamente domiciliato in Roma, Via G. Bettolo 22, presso lo studio
dell'avvocato Giuseppini Rosanna, rappresentato e difeso dall'avvocato Del Rosso
Maria Gabriella, giusta delega a margine del controricorso;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 835/2006 della Corte D'Appello di Firenze, depositata il
06/06/2006 R.G.N. 1229/04;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19/01/2010 dal
Consigliere Dott. Ulpiano Morcavallo;
udito l'Avvocato Triolo Vincenzo;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Matera Marcello,
che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Svolgimento del processo
Con sentenza del 6 giugno 2006 la Corte d'appello di Firenze, in riforma della
decisione di primo grado, dichiarava il diritto di G.L. a percepire l'indennità di
malattia dal primo giorno di assenza - 3 novembre 2001 - fino ai dieci giorni
successivi.
La Corte di merito riteneva che illegittimamente l'INPS aveva trattenuto l'indennità
sul presupposto che il G. era risultato assente alla visita di controllo durante le fasce
di reperibilità, poichè era rimasto accertato nel corso del giudizio che il lavoratore si
era allontanato dal proprio domicilio per recarsi a fare visita alla propria madre,
ricoverata in un centro specialistico di riabilitazione a seguito di un delicato
intervento di cardiochirurgia; tale circostanza valeva ad integrare un giustificato
motivo che rendeva legittima l'assenza del lavoratore alla visita di controllo.
Di questa sentenza l'Istituto domanda la cassazione deducendo un unico motivo. Il
lavoratore resiste con controricorso.
Motivi della decisione
Con l'unico motivo di ricorso, deducendo violazione ed errata applicazione del D.L.
n. 463 del 1983, art. 5, comma 14, convertito nella L. n. 638 del 1983, il ricorrente
Istituto deduce l'erroneità della sentenza impugnata e sostiene, formulando al
riguardo apposito quesito di diritto ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c., che il giusto motivo
idoneo a giustificare l'assenza alla visita medica domiciliare di controllo durante le
fasce orarie di reperibilità deve essere connotato dagli estremi della cogenza, e non
anche da una apprezzabile utilità, anche morale.
Il ricorso non è fondato.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, il lavoratore assente dal lavoro per
malattia, ove deduca un giustificato motivo della non reperibilità alla visita
domiciliare di controllo, deve provare che la causa del suo allontanamento dal
domicilio durante le previste fasce orarie, pur senza necessariamente integrare una
causa di forza maggiore, costituisca, al fine della tutela di altri interessi, una necessità
determinata da situazioni comportanti adempimenti non effettuabili in ore diverse da
quelle di reperibilità (cfr. Cass. n. 4247 del 2004).
In particolare, l'assenza alla visita di controllo, per non essere sanzionata dalla perdita
del trattamento economico di malattia, può essere giustificata, oltre che dal caso di
forza maggiore, da ogni situazione la quale, ancorchè non insuperabile e nemmeno
tale da determinare, ove non osservata, la lesione di beni primari, abbia reso
indifferibile altrove la presenza personale dell'assicurato, secondo un accertamento
riservato al giudice del merito (cfr. Cass. n. 22065 del 2004).
Nella specie, la situazione addotta dal lavoratore, e accertata dalla sentenza
impugnata, configura un'esigenza di solidarietà e di vicinanza familiare (consistita, in
particolare, nell'assistenza alla propria madre, ricoverata in un centro specialistico di
riabilitazione e priva di altro sostegno morale in quanto divorziata e senza altri
familiari), senz'altro meritevole di tutela nell'ambito dei rapporti etico-sociali garantiti
dalla Costituzione (art. 29 Cost.).
Quanto alla oggettiva indifferibilità della presenza del lavoratore, durante l'orario di
reperibilità, si tratta di circostanza pacificamente acquisita in base all'accertamento
compiuto in giudizio, essendo emerso che il lavoratore si era recato presso il centro di
riabilitazione, ove era ricoverata la madre, in coincidenza con l'orario delle visite dei
familiari ed era rientrato in ritardo al proprio domicilio a causa di un blocco del
traffico stradale; tali circostanze, peraltro, non sono specificamente contestate
dall'Istituto ricorrente, che insiste sulla "non cogenza" della presenza del G. presso la
struttura sanitaria in ragione della esistenza, presso quest'ultima, di personale
infermieristico specializzato, non considerando, però, che la valutazione della
indifferibilità va effettuata in relazione all'esigenza di sostegno morale e di vicinanza
alla propria madre, addotta dal lavoratore e correttamente rilevata nella sentenza
impugnata.
In conclusione, il ricorso è respinto.
L'Istituto ricorrente va condannato al pagamento delle spese del giudizio, liquidate
come da dispositivo, da distrarsi in favore del difensore antistatario del resistente.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
giudizio, liquidate in Euro 13,00, per esborsi e in Euro duemila per onorari, oltre a
spese generali, IVA e CPA come per legge, da distrarsi all'avvocato Gabriella Del
Rosso.
Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2010.
Depositata in Cancelleria il 9 marzo 2010
Corte Cassazione, Sezione lavoro, Sentenza n. 5718 del 09-03-2010

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