Visualizzazioni totali

lunedì 8 agosto 2011

MOBBING - DEMANSIONAMENTO - CREDITO DA MOBBING E' CREDITO PRIVILEGIATO


N. 113 Sentenza 25 marzo - 6 aprile 2004
Giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale.
Privilegio - Privilegio generale sui mobili - Credito del lavoratore subordinato
per danni da demansionamento subiti a causa dell'illegittimo comportamento
del datore di lavoro - Mancata inclusione tra i crediti aventi natura
privilegiata - Irragionevole differenza rispetto ai crediti muniti del privilegio
per disposizione di legge o a seguito di interventi della Corte costituzionale -
Illegittimità costituzionale in parte qua.
- Codice civile, art. 2751-bis, numero 1.
- Costituzione, art. 3.
SENTENZA N.113
ANNO 2004
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori:
- Gustavo ZAGREBELSKY Presidente
- Valerio ONIDA Giudice
- Carlo MEZZANOTTE "
- Fernanda CONTRI "
- Guido NEPPI MODONA "
- Piero Alberto CAPOTOSTI "
- Annibale MARINI "
- Franco BILE "
- Giovanni Maria FLICK "
- Francesco AMIRANTE "
- Ugo DE SIERVO "
- Romano VACCARELLA "
- Paolo MADDALENA "
- Alfonso QUARANTA "
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 1, del
codice civile, promosso con ordinanza del 24 gennaio 2003 dal Tribunale di
Ferrara nel procedimento civile vertente tra Albano Gozzi e il fallimento Govoni
Sim Bianca s.p.a., iscritta al n. 355 del registro ordinanze 2003 e pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno
2003.
Udito nella camera di consiglio del 25 febbraio 2004 il Giudice relatore
Francesco Amirante.
Ritenuto in fatto
Nel corso del procedimento civile di opposizione al decreto di esecutività
dello stato passivo del fallimento Govoni Sim Bianca s.p.a. instaurato da Albano
Gozzi avverso la statuizione del suddetto decreto che aveva escluso la
riconoscibilità del privilegio di cui all'art. 2751-bis, numero 1, del codice
civile in favore del proprio credito per danni da demansionamento riconosciuti
con sentenza nei confronti del datore di lavoro poi fallito, il Tribunale di
Ferrara, con ordinanza del 24 gennaio 2003, ha sollevato, in riferimento
all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del
citato art. 2751-bis, numero 1, cod. civ., «nella parte in cui non munisce di
privilegio generale sui mobili il credito del lavoratore subordinato per danni
da demansionamento subiti a causa dell'illegittimo comportamento del datore di
lavoro».
Per quel che riguarda la rilevanza della questione il giudice remittente
osserva che l'unico punto controverso del procedimento sottoposto al suo esame
riguarda proprio la graduazione del credito del ricorrente che il giudice
delegato ha ritenuto di rango chirografario.
Quanto al merito della questione, il Tribunale di Ferrara si sofferma, in
primo luogo, sull'analisi delle diverse ipotesi di privilegio generale sui
mobili previste dalla norma impugnata in favore dei crediti dei prestatori di
lavoro subordinato e ne desume che il credito da demansionamento non può
ricomprendersi – neppure in virtù di interpretazione estensiva – in alcuna di
esse a causa della loro precisa delimitazione e descrizione. Tale credito,
infatti, non solo non è assimilabile alla retribuzione (non essendo
corrispettivo di una prestazione contrattualmente prevista) o al trattamento di
fine rapporto, ma non è certamente neppure affiancabile ai crediti per danni
subiti per effetto della mancata corresponsione dei contributi obbligatori, di
licenziamento inefficace, nullo o annullabile o di infortunio sul lavoro
(ipotesi, quest'ultima, aggiunta dalla sentenza costituzionale n. 326 del 1983
con i limiti ivi stabiliti). Il credito stesso, d'altra parte, non può nemmeno
essere inserito in via analogica nell'ambito della norma impugnata, dal momento
che le norme sui privilegi non sono suscettibili di tale integrazione, essendo
derogatorie rispetto al principio generale della par condicio creditorum di cui
all'art. 2740 cod. civ.
La suddetta esclusione determina, ad avviso del remittente, una
ingiustificata disparità di trattamento in quanto, essendo i privilegi accordati
«in considerazione della causa del credito» (art. 2745 cod. civ.), nella
comparazione fra cause del credito sussisterebbe una sostanziale equivalenza tra
la funzione sociale dei crediti gia inclusi nell'art. 2751-bis, numero 1, cod.
civ. – tutti accomunati dalla derivazione da comportamenti illeciti del datore
di lavoro incidenti sulla sfera personale e sui bisogni primari del lavoratore
subordinato – e, in particolare, tra quella del credito per danni da
licenziamento illegittimo e la funzione del credito risarcitorio diretto ad
annullare gli effetti del demansionamento del lavoratore subordinato.
Il richiesto intervento additivo, univocamente determinato, non si porrebbe
in contrasto con il doveroso rispetto delle scelte economico-politiche riservate
alla sfera di discrezionalità del legislatore, in quanto esso avrebbe la
finalità di dare più completa attuazione al fondamentale principio di
uguaglianza nella materia dei privilegi, in linea con quanto recentemente deciso
da questa Corte in merito all'estensione della disciplina di cui all'art. 2749
cod. civ. a tutti i crediti privilegiati anche in sede di procedure concorsuali.
Osserva, infine, il giudice remittente che nell'attuale assetto normativo il
credito di cui si discute viene posposto non solo a quelli di cui all'art. 2751-
bis cod. civ., ma anche a tutte le altre prelazioni di cui alla graduazione
dell'art. 2778 cod. civ.
Considerato in diritto
1.? Il Tribunale di Ferrara in composizione collegiale ha sollevato, in
riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art.
2751-bis, numero 1, del codice civile, nella parte in cui non munisce del
privilegio generale sui mobili il credito del lavoratore subordinato per danni
da demansionamento subiti a causa dell'illegittimo comportamento del datore di
lavoro.
2.–– La questione è fondata.
Questa Corte si è pronunciata più volte in tema di legittimità
costituzionale delle norme che attribuiscono privilegi – in particolare sotto il
profilo della mancata inclusione di alcuni crediti nella categoria privilegiata
enunciando principi i cui contenuti si sono venuti via via precisando con le
successive applicazioni.
In primo luogo la Corte ha affermato che, in considerazione del carattere
politico-economico dei criteri che presiedono al riconoscimento della natura
privilegiata di dati crediti, non è consentito utilizzare lo strumento del
giudizio di legittimità costituzionale per introdurre, sia pure con riguardo al
rilievo costituzionale di un determinato credito, una causa di prelazione
ulteriore, con strutturazione di un autonomo modulo normativo (v. sentenze n. 84
del 1992 e n. 40 del 1996).
Il fondamento di tale enunciazione deve rinvenirsi anche nel rilievo che il
sistema delle cause di prelazione – derogatorio del principio della par condicio
creditorum, ancorché esse siano divenute sempre più numerose – va riguardato
tenendo conto delle norme che regolano i rapporti tra i crediti che ne godono,
ossia della loro graduazione, sicché l'attribuzione della qualità privilegiata
ad un credito non può mai andar disgiunta dalla sua collocazione nell'ordine dei
privilegi; collocazione che richiede valutazioni economico-politiche, rimesse al
legislatore nell'esercizio della propria discrezionalità.
Se questa è la ratio del principio generale enunciato, si comprende perché
la Corte abbia anche affermato che è, invece, possibile sindacare, all'interno
di una specifica norma attributiva di un privilegio, la mancata inclusione in
essa di fattispecie omogenee a quelle cui la causa di prelazione è riferita (v.
le stesse sentenze n. 84 del 1992 e n. 40 del 1996).
In tale ordine di idee la Corte, mentre, a titolo di esempio, ha ritenuto
infondata la questione della mancata assimilazione, ai fini del privilegio, dei
crediti dei soci delle cooperative di produzione e lavoro per il lavoro prestato
in adempimento del contratto sociale a quelli dei lavoratori subordinati
(sentenza n. 451 del 1998), ha dichiarato la illegittimità costituzionale
dell'art. 2751-bis, numero 2, cod. civ., in quanto non comprendeva le
retribuzioni dei prestatori d'opera non intellettuale dovute per gli ultimi due
anni di prestazione, ritenendo tale credito omogeneo a quello dei prestatori
d'opera intellettuale (sentenza n. l del 1998).
In altri casi la Corte ha indicato ai giudici ordinari la via
dell'interpretazione adeguatrice per ritenere già ricompresi tra i privilegiati
alcuni crediti non espressamente indicati dalle norme del codice. Ciò è avvenuto
sia in riferimento al credito di mantenimento del coniuge separato o divorziato
rispetto al credito per alimenti, espressamente fornito di privilegio in base
all'art. 2751, numero 4, cod. civ. (sentenza n. 17 del 2000), sia con riguardo
al credito del dirigente per l'indennità dovutagli per licenziamento
ingiustificato rispetto al credito per indennità comunque dovute al dipendente
non dirigente per cessazione del rapporto di lavoro, incluso tra i privilegiati
ai sensi dell'art. 2751-bis, numero 1, cod. civ. (sentenza n. 228 del 2001).
3.— Per venire a ciò che più da vicino concerne la presente questione, si
rileva che, con la sentenza n. 326 del 1983, fu dichiarata la illegittimità
costituzionale dell'art. 2751-bis, numero l, cod. civ., «nella parte in cui non
munisce del privilegio generale istituito dall'art. 2 della legge n. 426 del
1975 il credito del lavoratore subordinato nei confronti del datore, per danni
conseguenti ad infortunio sul lavoro, del quale quest'ultimo sia responsabile,
se e nei limiti in cui il creditore non sia soddisfatto dalla percezione delle
indennità previdenziali e assistenziali obbligatorie dovute al lavoratore
subordinato in dipendenza dello stesso infortunio».
A tale pronuncia la Corte pervenne sul rilievo che l'articolo 2751-bis,
numero 1, cod. civ. muniva del privilegio generale sui mobili, tra gli altri, il
credito per risarcimento danni subiti per effetto di un licenziamento
inefficace, nullo o annullabile «e soprattutto, in unisono stavolta con l'art.
2116 cod. civ., il credito del lavoratore per i danni conseguenti alla mancata
corresponsione da parte del datore di lavoro dei contributi previdenziali ed
assistenziali e non pure il credito de quo».
Si ritenne irragionevole e quindi in violazione dell'articolo 3 Cost. la
scelta di non includere il credito per danni da infortunio tra i crediti muniti
del privilegio in discussione e di lasciarlo «nella schiera sempre meno folta
dei chirografari», e perciò preceduto, riguardo all'esigenza di soddisfazione,
da crediti nascenti da cause di minor rilievo.
Siffatto orientamento è stato poi di recente seguito, per ragioni analoghe a
quelle esposte, dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale
dell'articolo 2751-bis, numero l, cod. civ., nella parte in cui non muniva del
privilegio generale sui mobili il credito del lavoratore subordinato per danni
conseguenti a malattia professionale della quale sia responsabile il datore di
lavoro (sentenza n. 220 del 2002).
4.? Nel caso in esame il remittente assume l'illegittimità della norma
dell'art. 2751-bis, numero 1, cod. civ., in quanto, munendo del privilegio i
suindicati crediti risarcitori del lavoratore nei confronti del datore per
violazione di doveri nascenti a carico di quest'ultimo dal rapporto di lavoro,
non include il credito di risarcimento dei danni da demansionamento, benché tale
credito abbia natura e fonte analoghe a quelle di alcuni dei crediti muniti del
privilegio già nel testo dell'articolo 2751-bis, come introdotto dall'art. 2
della legge 29 luglio 1975, n. 426, ed a quelle dei crediti oggetto degli
interventi di questa Corte.
La tesi deve essere condivisa.
L'articolo 2103 cod. civ., nel testo sostituito dall'art. 13 della legge 20
maggio 1970, n. 300, stabilisce nella prima parte del primo comma che il
prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato
assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia
successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime
effettivamente svolte.
Nell'elaborazione dei giudici ordinari è incontroverso che dalla violazione
da parte del datore dell'obbligo di adibire il lavoratore alle mansioni cui ha
diritto possono derivare a quest'ultimo danni di vario genere: danni a quel
complesso di capacità e di attitudini che viene definito con il termine
professionalità, con conseguente compromissione delle aspettative di
miglioramenti all'interno o all'esterno dell'azienda; danni alla persona ed alla
sua dignità, particolarmente gravi nell'ipotesi, non di scuola, in cui la
mancata adibizione del lavoratore alle mansioni cui ha diritto si concretizza
nella mancanza di qualsiasi prestazione, sicché egli riceve la retribuzione
senza fornire alcun corrispettivo; danni alla salute psichica e fisica.
L'attribuzione al lavoratore di mansioni inferiori a quelle a lui spettanti o il
mancato affidamento di qualsiasi mansione – situazioni in cui si risolve la
violazione dell'articolo 2103 cod. civ (c.d. demansionamento) – può comportare
pertanto, come nelle ipotesi esaminate dalle sentenze n. 326 del 1983 e n. 220
del 2002, anche la violazione dell'art. 2087 cod. civ.
Si deve pertanto riconoscere che tra il credito oggetto del giudizio a quo e
quelli già muniti del privilegio in questione sussiste l'omogeneità richiesta
per ritenere che la mancata inclusione del primo nel novero dei crediti muniti
del privilegio generale sui mobili costituisca violazione dell'articolo 3 della
Costituzione.
Per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 1, del
codice civile, nella parte in cui non munisce del privilegio generale sui mobili
il credito del lavoratore subordinato per danni da demansionamento subiti a
causa dell'illegittimo comportamento del datore di lavoro.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della
Consulta, il 25 marzo 2004.
F.to:
Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente
Francesco AMIRANTE, Redattore
Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 6 aprile 2004.
Il Direttore della Cancelleria
F.to: DI PAOLA

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.