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lunedì 22 agosto 2011

ILLEGITTIMO IL LICENZIAMENTO DELLA LAVORATRICE CHE RIFIUTA DI SVOLGERE MANSIONI DANNOSE PER LA PROPRIA SALUTE


LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

N. 16361 del 26 luglio 2011.
R.G.N. 14161/2010


Omissis


MOTIVI


La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione ex art.  380-bis-

La Corte d’appello di Torino ha confermato la sentenza con cui il Tribunale della stressa sede aveva  ritenuto l’illegittimità del licenziamento disciplinare intimato dalla s.r.l. ……. Con lettera  1.4.2008, a……………, cui era addebitato di essersi rifiutata di svolgere le mansioni di sua spettanza,  e in particolare, di rendere indonee allo smaltimento  alcune bombolette mediante la loro foratura – e aveva disposto a norma dell’art. 18 legge  300/1970. Ad avviso della Corte dagli atti e dai documenti di causa risultava la prova della giustificazione addotta dalla lavoratrice per rifiutare l’incombenza che le era stata ordinata il giorno  18.3.2008. Infatti Ella il giorno 22.1.2008 nell’eseguire la foratura delle bombolette spray, aveva accusato un forte bruciore alla gola, verosimilmente per l’inalazione delle sostanze tossiche o irritanti, con conseguente intervento dei sanitari del servizio del 118 e riconoscimento da parte dell’inail di un’inabilità  temporanea per malattia professionale dal 24 gennaio al 20 febbraio. D’altra parte doveva ritenersi giustificato il rifiuto di svolgere un tipo di mansione che precedentemente aveva provocato alla lavoratrice disturbi alla salute.
Sarebbe stato poi onere del datore di lavoro dimostrare la presenza di una dimensione dell’impresa tale da escludere la tutela reale.
La s.r.l. ricorre in Cassazione per due motivi. La lavoratrice resiste con Controricorso.

Il ricorso e qualificabile come manifestamente infondato.

Con il primo motivo si lamenta della mancata considerazione della documentazione prodotta dalla società in appello, consistente: a)  nella risposta della…….., in data 23.1.2008, a seguito dell’azienda, nella quale si parla di probabile non esposizione a rischi del soggetto addetto, se opportunamente protetto e se non ipersensibile al prodotto; b) nell’esito positivo dell’accertamento del collegio medico dell’…………..,  circa l’idoneità della……., alle mansioni di qualifica di operaia, con esclusione della ripetuta  movimentazione dei carichi oltre gli 8 kg.  Deve osservarsi, prescindendo dalla eccezione della controricorrente circa l’ammissibilità in appello di tali produzioni, che tali documenti non risultano rilevanti. Il primo perché la pericolosità delle operazioni lavorative prese in esame – peraltro non chiaramente descritte nello stralcio riportato nel ricorso – è esclusa solo in caso di adeguata protezione del lavoratore esposto, rispetto alla quale manca qualsiasi riscontro, e fatta salva l’ipotesi di ipersensibilità al prodotto “ o altre diatesi particolari che ostino a tali mansione”.
Il secondo perché quello formulato dalla ASL risulta essere un giudizio di idoneità in termini generici alle mansioni operaie, senza nessun riferimento alla problematica inerente alla foratura delle bombolette spray.

Il Secondo motivo attiene alla questione dell’onere della prova sulla dimensione dell’impresa ai fini della tutela reale o obbligatoria in caso di licenziamento illegittimo. Al riguardo si ripropone la tesi, superata con la più recente giurisprudenza (Cass. S.U.  141/2006), che tale onere probatorio ricada sul lavoratore.

Il ricorso deve essere quindi rigettato. Le spese di giudizio vengono regolate in base al criterio legale della soccombenza (art. 91 c.p.c.).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente a rimborsare alla controricorrente le spese di giudizio, liquidate in Euro trenta per esborsi ed Euro tremila per onorari, oltre spese generali , IVA e CPA secondo legge.
Così deciso in Roma il giorno 10 maggio 2011.



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